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13 dicembre 2006
La data è già un programma. Tredici, il mio numero fortunato. Per fortuna non è venerdì. Colloquio numero tre. Luogo: agenzia di comunicazione che si occupa di consulenza aziendale, zona fiera. “Bè, non è proprio il mio campo d’interesse ma tentare non costa nulla” penso, sgomitando tra due gentili vecchiettine che, piazzate strategicamente davanti alle porte della metro, m’impediscono di scendere
. Nonostante il gradevole olezzo d’ascelle che si propagava nel vagone
, mi rendo conto che sono solo le nove e mezza di mattina e, tirando un profondo respiro di sollievo (provate voi a tapparvi il naso e vediamo quanto resistete…), mi dirigo verso l’aria aperta. Ah, finalmente un po’ di salutare smog… Cinque minuti e sono già in sede di colloquio in perfetto orario anzi, addirittura in leggero anticipo. Vengo accolta molto gentilmente dalla segretaria che mi fa attendere in un ufficio dove quattro ragazze stanno lavorando alacremente. Anch’esse, molto disponibili, mi chiedono se desidero un caffè o una fetta di torta che una di loro aveva portato per festeggiare il suo compleanno. Ringrazio e faccio gli auguri alla festeggiata, ma rifiuto gentilmente
, per circostanza naturalmente, perché avrei volentieri assaggiato almeno tre fette di quella deliziosa torta al cioccolato e mele, dal momento che, per arrivare puntuale al colloquio, avevo saltato la colazione. Dopo soli dieci minuti di attesa arriva il direttore per il colloquio. “Grazie, Signore grazie. Grazie, Signore grazie” canto tra me. Ancora pochi secondi in quell’ufficio ad aspirare l’aroma di quella torta che sembrava davvero deliziosa e non avrei risposto delle mie azioni. Il direttore ha l’aspetto bonario di Babbo Natale, stessa barba, stessa pancia… Chissà se nel sacco regali ha un bel lavoretto per me. Mi siedo su una comoda poltroncina nera e lo ascolto pazientemente. “Ha visto il nostro sito? Ha visto com’è bello e colorato? Ha visto quante belle iniziative organizza l’agenzia? Bene, lo stage per cui lei si è candidata non centra nulla con tutto ciò”. Incoraggiante come premessa. “Conosce il vitello a carne bianca?” mi chiede all’improvviso. Lo guardo un po’ spiazzata; sinceramente mi sarei aspettata di tutto fuorchè quella domanda. Dunque… Babbo Natale incalza. “Sa cos’è il vitello a carne bianca?”. “Ehm… sì” rispondo un po’ esitante. “Il vitello è un animale”. Complimenti Lorenza, ottima deduzione… “Come si dividono le carni?”. Qua rispondo sicura. “Carne bianca e carne rossa”. “Cioè?”. “Bè, la carne rossa è quella dei bovini, mentre quella bianca è tipica dei volatili” rispondo orgogliosa della mia cultura alimentare. Ecco che arriva la domanda trabocchetto. “Il vitello però è un bovino, perché si definisce a carne bianca?” Ditemi che è uno scherzo
. “Già, perché si definisce a carne bianca? Bella domanda” penso tra me. “Perché viene alimentato con latte, ecco perché. Non si preoccupi, non rientra nel test…” conclude rassicurandomi. A questo punto inizio a chiedermi cosa faccio lì. Il giorno prima le selezioni di Amici, ora l’allestimento del banco carni all’Esselunga. Uhm… c’è qualcosa non va. Babbo Natale però, probabilmente leggendomi nel pensiero, mi ragguaglia sul perché di quell’introduzione. “Tutto questo per dirle che dovrà scrivere di vitelli. Manderà mail, riceverà comunicati e cercherà su internet notizie sul vitello, sul suo allevamento, sul cibo per animali e via dicendo”. Wow, mondo trema, la regina della porchetta sta arrivando. I miei sogni di gloria hanno vita breve però, perchè Babbo Natale mi riporta alla realtà: “Scriverà solo di vitelli, al massimo qualche cane e gatto che sono più carini”. Una proposta allettante, ci penserò. Così ho fatto: la prossima settimana ho un altro colloquio. Sotto a chi tocca.
. Non importa, me la caverò comunque. Così, orgogliosa della mia fluente capigliatura ancora perfettamente liscia, merito della piastra in ceramica da 169 euro (che si è rotta dopo un anno e mezzo. Con quello che l'ho pagata mi aspettavo durasse almeno dieci anni... Ma porc...) che ho acquistato in un momento di follia, convinta di fare anch’io la mia porca figura, come dimostrano chiaramente i fischi di un camionista di passaggio, arrivo a destinazione, ignara di quello che mi aspettava. Mi accoglie un’alternativa con i rasta e mi fa sedere tra un bongo e una maschera africana, il direttore dell’accademia con cui sostengo il colloquio è uno pseudo artista, un mix tra Andy Wharol ed Elton John, che quando mi congeda sembra avermi notata per la prima volta. Un colloquio che si è rivelato una perdita di tempo; se avessi mandato la mia arzilla zia settantacinquenne, probabilmente avrebbe riscosso maggior successo. Insieme a me arriva un altro ragazzo, tale Stefano, che in seguito scopro essere l’ex fidanzato di una mia ex compagna di squadra ai tempi in cui fingevo di giocare a calcio (il mondo è davvero piccolo…), che riesce catalizzare l’interesse del direttore. Quest’ultimo infatti, che, in fondo, nel suo inconscio, si crede un po’ il Pippo Baudo della situazione, sempre alla scoperta di nuovi talenti, ascolta incantato il mio “rivale” mentre parla delle sue aspirazioni in ambito teatrale e, essendo giustamente alla ricerca di attori, già lo assolda nella squadra. “Ma… se non sbaglio nell’annuncio cercavate un/a addetto/a alla segreteria organizzativa della scuola. La signorina che, gentilmente, mi ha fissato telefonicamente il colloquio, non mi aveva detto che erano già iniziate le selezioni di “Amici”
. Almeno fatemi vedere la De Filippi” penso tra me, convinta di aver perso qualche passaggio nella conversazione. No, mi sbaglio, di Kledi neanche l’ombra. Finalmente arriva il momento del congedo, “lo strazio è finito” penso, alzando gli occhi al cielo, “Aaalleluja, Aaalleluja, Alleluja, Alleluja”. Saluto Pippo che mi guarda con i suoi occhioni sgranati come se si chiedesse cosa ci facessi lì e, sinceramente, me lo sto ancora chiedendo anch’io. Mi porge il biglietto da visita dell’Accademia, avevo giusto bisogno di un pezzetto di carta in cui sputare il chewin-gum che ho prontamente nascosto sotto la lingua durante l’intero colloquio, e mi stringe la mano. A mai più!!!
!?!
) in merito ai mesi precedenti l'inizio della mia carriera nel mondo del giornalismo sportivo. Quanti colloqui ho fatto... Quante risate... So che non vedete l'ora di leggere i miei resoconti...
Dunque, se avete pazienza... BUONA LETTURA a tutti!!! E buona serata, naturalmente."La giornalista più accollata l'abbiamo trovata noi", ecco una delle frasi preferite di Andrea, naturalmente riferita alla sottoscritta.
"Pseudo-giornalista", precisa spessoSilvano
.
Come dice quel detto? "A volte il silenzio è d'oro?" Perchè Nonna Papera non lo mette mai in pratica ? Va bè, è vero, non sono ancora giornalista, mi manca un anno, circa, prima di ottenere il tanto agognato tesserino da pubblicista, però neanche Silvano lo è, e non possiede neppure uno straccio di laurea, per cui stia zitto e ringrazi qualche santo protettore per avere trovato un posto in una redazione. D'altronde come Maurizio mi ricorda spesso e volentieri: "A AllSport prendiamo tutti, basta che non pretendano di essere pagati..."
. Mica scemo Yogi. Lui, Bubu, Nonna Papera e Paperino sono gli unici, oltre alla segretaria (come sottolinea spesso e volentieri il buon Maurizio: "Serena non fa un c... tutto il giorno e viene pagata più di noi”. Bè, più della sottoscritta sicuramente, aggiungerei io!!!) e ai pornotecnici ad essere regolarmente retribuiti (o quasi: non che Barelli sia proprio puntuale con i pagamenti...) . A proposito di Paperino: già che ci sono ne approfitto per fare una breve descrizione dell'individuo in questione. Non ho ancora parlato di lui ma credo sia arrivato il momento. Più comunemente conosciuto con il nome Simone, si tratta di una presenza fissa ad AllSport con cui collabora da almeno tre anni, anno più anno meno ed è l'unico che, al termine dello stage, è stato confermato e persino pagato. Peccato che venga costretto ai turni peggiori, in pratica quelli che Maurizio, Andrea e persino Silvano evitano accuratamente e peccato che sia il bersaglio preferito delle prese in giro del buon Yogi. Paperino però resiste stoicamente nonostante la sottoscritta tenti in tutti i modi di fare uscire la bestia che c'è in lui e lo spinga alla rivolta, inutilmente purtroppo. Anzi, ultimamente il nostro eroe si sta yogizzando (termine che non indica una passione per lo yoga, ma che sta diventando proprio come Yogi, alias Maurizio. AAARGH!!! D'altronde chi si somiglia si piglia...). Quindi, ricapitolando... A AllSport accettano tutti indistintamente e non cacciano mai via nessuno; d'altronde perchè cacciare gli stagisti, gente che lavora a costo zero, o quasi? Se qualcuno vuole rimanere, lo faccia pure, ben venga, basta che non chiedano soldi, ma lavorino e sudino, naturalmente gratis.
Cmq... io sono la giornalista (o presunta tale) più accollata, almeno secondo Andrea e compagnia. Ma ne vado fiera. Perchè se per farmi strada devo mostrare le tette, bè, allora ne faccio a meno. Non tutte però condividono le mie idee. Ora vi racconto un simpatico aneddoto che riguarda una mia vecchia conoscenza. Ricordate la zanzara di Old Italy di cui parlavo in alcuni miei post precedenti (in particolare quello del 5 dicembre)? Ebbene, la protagonista è sempre lei, indomita, pronta a dare il meglio di sè (nel vero senso della parola...). Dunque, mi trovavo a San Siro in occasione del recupero di Inter-Lazio. Come tutti ricorderanno la partita era in programma l'11 novembre, ma era poi stata rimandata a causa della morte del povero Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso in un'area di servizio. Il recupero si era tenuto il 5 dicembre, mi pare. Al termine del match eccomi in mixed zone per le consuete interviste a giocatori e allenatori. Poco lontana da me vedo la zanzara, pronta con il suo pungiglione a colpire qualche malcapitato. La serata però sembra poco propizia e l'insetto malefico non riesce a fermare nessuno. Da brava professionista non è intenzionata ad arrendersi, così, con nonchalance, ecco che si toglie il soffice piumino beige per mostrare una sgargiante canottierina fucsia (in tinta con il rossetto tra l'altro, giusto per non saltare troppo all'occhio...) piuttosto scollata e poi, pancia in dentro, petto in fuori, con la sua seconda scarsa in bella vista la nostra zanzara allunga la mano con il microfono proprio mentre passa… uhm... Mauri mi pare, non vorrei sbagliare. Secondo voi com’è finita? Si sarà fermato qualcuno? A voi l’ardua sentenza. Vi lascio immaginare il seguito (non ci vuole tanta fantasia) e concludo con il saggio commento di Bubu dopo che l’ho messo al corrente dell’episodio: “Guarda e impara!”
.
“O, Ludovica, quale onore”, questo il suo saluto alla sottoscritta.
Vorrei poter dire che la cosa è reciproca ma non mi piace mentire, così faccio finta di nulla.
“Cosa fai da queste parti?”, mi chiede Silvano con quella sua ironia inglese che diverte solo lui.
“Mi annoiavo a casa così ho deciso di passare in redazione, sai mi mancava proprio una faccia da prendere a schiaffi, magari da usare come punching-ball, e la tua mi sembra appropriata. Ti va bene come risposta?”, penso. Uhm… forse faccio meglio a tenere queste considerazioni per me, così ribatto semplicemente: “Quello che fai tu”.
Già mi aspetto qualche altra battuta divertente che, fortunatamente non arriva. Il simpaticone deve salire nella “stanza dei bottoni” per la registrazione della quotidiana puntata radiofonica. Oggi è il suo turno ed è già abbastanza eccitato, non può certo perdere tempo per con una semplice stagista, pseudo-giornalista, il suo pubblico lo reclama. Meglio non farlo aspettare, su, vai!
E infatti Nonna Papera, come se mi leggesse nel pensiero, saluta i presenti e si ritira nella sala di registrazione senza trattenersi ulteriormente ad allietarci con la sua contagiosa simpatia (sono sempre i migliori che se ne vanno…).
“Sbrigati Ludo, tra poco dobbiamo andare”, grida nel frattempo Fernando dall’altra parte dell’ufficio. Già, l’ufficio. Non ho ancora descritto il paradiso dove lavoro: consiste in un enorme open space diviso in due parti. Da un lato ci sono i pornotecnici e dall’altro i giornalisti. Al centro, come spartiacque, c’è la scrivania di quella santa donna di Serena, la povera segretaria che per otto ore al giorno sopporta le paturnie di questa massa di uomini lagnosi. Al piano di sopra invece si trovano la stanza delle riunioni, la “stanza dei bottoni”, il bagno degli uomini (quello delle donne è al piano terra) e l’ufficio commerciale, vuoto, in quanto l’editor, nonostante i numerosi colloqui di lavoro, non trova una persona che si adatti alle esigenze economiche di AllSport (cioè qualcuno disposto a lavorare molto e, possibilmente, gratis).
PERDINDIRINDINA, è già ora.
“Finisco il pezzo e mi preparo”.
“Tieni conto che l’appuntamento in Lega è per le 11.30 di stamattina, non di domani”, mi punge Andrea.
“Sì ma tanto è vestita come nonna Abelarda, cosa la mandiamo a fare?”, aggiunge Maurizio, risvegliatosi dal letargo. Ma non doveva tacere?
“Scusa?”, ribatto volgendomi verso l’orso e guardandolo dritto negli occhi.
“Cosa ti avevo detto ieri?”, mi chiede con aria di sfida.
“Assolutamente nulla, mi hai chiamata chiedendomi solamente se avessi tempo libero oggi per andare in Lega”.
“Era sottinteso che avresti dovuto vestirti in un certo modo, sai che al nostro editor piacciono le scollature”.
“Se no perché manderemmo te?”, aggiunge Andrea con una risatina che indica un messaggio sottinteso del tipo: “Non ci interessa che sei preparata e hai un cervello; sei una donna, hai un paio di tette? Mostrale!”.
“Perché sono qua per fare uno stage e per imparare. Se volete una ragazza da esibire in vetrina avete sbagliato persona – rispondo piccata –. Ho finito il pezzo, te lo invio Andrea”, concludo glaciale.
Questo è uno di quei momenti in cui non capisco perché mi ostini a rimanere qua, in questo covo di uomini ottusi che hanno una considerazione della donna pari a zero. Ma chi me lo fa fare? Oltre a non avere un rimborso economico devo sopportare le loro simpatiche considerazioni. Cornuta e mazziata.